THE GRAND BUDAPEST HOTEL
di Daniela Persico
Omaggio a Lubitsch e a un tempo mai vissuto da parte di un regista che ha sempre esibito il suo versante dandy, attratto dalla perfezione del decoro liberty e dalla centralità della prospettiva rinascimentale.
NYMPHOMANIAC (VOLUME 1)
di Elisa Cuter
Lars Von Trier imbastisce un film cerebrale e autocelebrativo, in cui il confine tra autorialità e culto della propria personalità si fa sempre più labile. Ancora una volta, protagoniste sono le sue paure.
IL CAPITALE UMANO
di Emanuele Tealdi
Virzì abbandona la commedia adattando un romanzo di Amidon. Ma la briosità del suo linguaggio e la vivacità dei suoi personaggi lasciano il posto a un dramma freddo e acritico, superficiale ed edificante.
THE WOLF OF WALL STREET
di Pietro Bianchi
Consapevole dell'irrappresentabilità del capitalismo, Scorsese ne mette in scena l'effetto "anestetico", incarnato dal protagonista: non un romanzo di formazione quindi, ma solo la voracità di un corpo pulsionale.
A PROPOSITO DI DAVIS
di Gabriele Gimmelli
Dietro il tono insospettabilmente empatico, i Coen scrivono un altro spietato capitolo della loro tragicommedia umana. La discesa agli inferi della mediocrità di un Barton Fink con la chitarra a tracolla.
FRANCES HA
di Francesca Monti
Tra echi cinefili e cultura hipster, la coppia Baumbach-Gerwig disegna, attraverso le preoccupazioni quotidiane di un'aspirante ballerina ventisettenne, il disincantato "bildungsroman" di un'intera generazione.
12 ANNI SCHIAVO
di Federico Pedroni
McQueen narcotizza la barbarie della schiavitù, rendendola sopportabile e digeribile tramite una messa in scena ipercontrollata, accontentandosi di suscitare l'indignazione di circostanza del pubblico liberal (e bianco).
SNOWPIERCER
di Emanuele Sacchi
Un blockbuster intimamente meta-cinematografico, che fa dell'eterogeneità e dei propri difetti un punto di forza. Un'arca di Noè di stili, in cui si compie una sintesi unica della poetica della distopia.
LEI
di Lorenzo Pedrazzi
Spike Jonze trasforma una vicenda romantico-distopica in un'allegoria dell'individuo contemporaneo, in precario equilibrio fra solipsismo e alienazione, alla costante ricerca di calore umano.
E AGORA, LEMBRA-ME
di Giuseppe Paternò di Raddusa
Il diario filmato di un anno passato tra aeroporti e ospedali. Un "quaderno esperienziale" che affastella immagini e situazioni in modo inaudito e sfrontato: cinema senza sconti, vissuto allo stato puro.
COMPUTER CHESS
di Giuseppe Canonico
Il “padrino del mumblecore” mette in scena la corsa del tecnoutopismo anni '80 verso un mondo paranoico e mistificatorio, nel quale “i giochi sono fatti” e nemmeno la fuga appare un'alternativa possibile.
UPSTREAM COLOR
di Edoardo Becattini
L'opera seconda dell'autarchico Shane Carruth è un film ricco e complesso che unisce il cinema di genere alla meditazione sul rapporto fra uomo e natura. Un equilibrio miracoloso che rimanda a Tarkovskij e Malick.
C'ERA UNA VOLTA A NEW YORK
di Claudio Di Minno
Gray realizza un'opera che, dietro l'affresco storico sull’immigrazione negli USA, trova l'autentico fulcro tensivo nella descrizione dei legami famigliari e nello scontro tra individualità forti e irrisolte.