LA GUERRA È DICHIARATA
di Francesca Monti
Un racconto semplice e spiazzante, che omaggia in modo personalissimo la Nouvelle Vague e che parte dall'esperienza autobiografica per trascenderla in una forma poetica universale.
C'ERA UNA VOLTA IN ANATOLIA
di Gabriele Gimmelli
Noir, road movie, commedia, dramma cechoviano: il sesto lungometraggio di Nuri Bilge Ceylan mescola temi e toni differenti per raccontare gli uomini e la realtà di un paese sospeso fra arcaicità e moderno.
INTO THE ABYSS
di Enrico Cassini
Davanti a un efferato fatto di sangue, l'ultimo “documentario” di Herzog non cerca mediazioni culturali o politiche: si sporge a scrutare l'orrido fino in fondo, nietzschianamente. Una pura mostrazione dell’abisso.
UN AMORE DI GIOVENTÙ
di Philippe Dijon de Monteton
Al suo terzo film, la giovane Mia Hansen-Løve ha raggiunto la maturità: uno sguardo fine, profondo e aperto al mondo che stupisce per la capacità di far dialogare l'interiorità con l'esteriorità in raffinate architetture sentimentali.
FLORENTINA HUBALDO, CTE
di Giampiero Raganelli
Attraverso la storia della protagonista, una donna affetta da una malattia degenerativa, Lav Diaz propone una riflessione universale sull’origine del male, della violenza e della crudeltà.
COSMOPOLIS
di Pietro Liberati
C’è più emozione nell’esame di una prostata asimmetrica che in un rapporto sessuale: Cronenberg ci guida in un viaggio infernale nella carne putrefatta del capitalismo, dove la morte pervade ogni momento.
L'EXERCICE DE L'ÉTAT
di Emanuele Sacchi
Il film di Scholler traccia il ritratto, pubblico e privato, di un ministro (forse conservatore) scisso fra la propria coscienza e la necessità del compromesso. Un visionario film politico sull'Era di Sarkozy.
SISTER
di Emanuele Tealdi
Orso d'argento a Berlino 2012, un buon film, semplice e chiaro, che sconta purtroppo il tentativo (non riuscito) di emulare il cinema dei Dardenne: il rigore stilistico non va confuso con il freddo didascalismo.
THE DEEP BLUE SEA
di Giampiero Raganelli
Adattando un testo teatrale degli anni Cinquanta, Terence Davies ritorna alle atmosfere ovattate e malinconiche della sua “Old England”: senza compiacimenti stucchevoli, ma con un delicato stile pittorico.
LE PALUDI DELLA MORTE
di Gabriele Diverio
A dieci anni dall'esordio, Ami Canaan Mann firma, sotto l'egida produttiva di papà Michael, un thriller nebbioso, ostico, di non facile lettura: un'opera imperfetta, ma senza dubbio affascinante.
BELLFLOWER
di Alessandro Stellino
Il bruciante esordio di Evan Glodell: un film sull'impossibilità della fuga e di (ri)fare oggi un certo cinema di ieri. Pieno di difetti, certo, ma anche anomalo nel panorama attuale. Da noi non arriverà mai.
LES ADIEUX À LA REINE
di Daniela Persico
Il controverso Benoît Jacquot ricrea l’atmosfera di Versailles alla vigilia della Rivoluzione. Ma stavolta appare indeciso tra la fascinazione per la Storia e la visione tattile dei migliori momenti del suo cinema.
LAS ACACIAS
di Alfonso Mastrantonio
Esordiente a quasi quarantacinque anni, Pablo Giorgelli riflette sul passato recente e le ripartenze dell'Argentina attuale attraverso una vicenda che ha la scabra eloquenza di una parabola. Camera d'Or a Cannes 2011.
AMERICANO
di Giampiero Raganelli
Il figlio di due grandi registi francesi esordisce nel lungometraggio: evitando il giochino cinefilo “bertolucciano” delle citazioni, realizza un film sull’elaborazione del lutto, l'infanzia e la memoria. Delicato e malinconico.
EN VILLE
di Francesca Monti
L'esordio di Valérie Mréjen è un’opera sospesa fra realismo psicologico e intellettualismo: nonostante la volontà di indagare l'inquietudine adolescenziale della protagonista, è incapace di restituirne l’autenticità.