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Uno dei percorsi più entusiasmanti che abbiamo compiuto mentre si andava elaborando il nuovo numero di Filmidee è stato assistere alle 15 ore di The Story of Film – An Odissey di Mark Cousins. Un viaggio eclettico e sorprendente negli oltre cento anni d’arte cinematografica, poco incline a ricalcare tragitti rassicuranti per riscrivere una storia in cui le idee hanno la meglio sul botteghino. Il film si chiude su un obelisco eretto nel centro di Ouagadougou in Burkina Faso, monumento potenzialmente funebre alla settima arte intorno al quale si sono ritrovati filmmakers di tutto il mondo per una danza comunitaria. Inneggiando al futuro del cinema senza rimpianti per il suo passato.

La nostalgia attraversa questo numero di Filmidee a partire dallo speciale dedicato al cinema vintage, che si interroga sulle ragioni di una presenza ingombrante nella produzione contemporanea: la persistenza di uno sguardo rivolto all’indietro. L’ombra del passato si allunga su opere profondamente diverse, contrassegnando un fenomeno attorno al quale non è possibile prendere una posizione superficiale e univoca senza andare a fondo nell’analisi dei casi specifici (dal vacuo simulacro di The Artist alla reinvenzione di Tabu, dal feticismo di Drive alla lezione di Hugo Cabret).

Il senso di rimpianto che portano con sé questi film è percepibile in maniera diffusa anche in altre sezioni della rivista, in particolare "Lo stato delle cose". La fine imminente del 35 mm, ripercorsa attraverso le grandi trasformazioni della distribuzione e dell’esercizio ma anche “cantata” dall'artista Tacita Dean nella sua installazione Film, un’ode all’indicalità dell’immagine, impronta trasfigurata del reale.

Lontani dal credere che sia giunto il momento di “museificare” il cinema, riducendolo a una compilation dei momenti d’oro da archiviare sui nostri hard-disk per sancire defintivamente la morte della sala, ci siamo impegnati a dare voce ai “cineasti del futuro” in un appuntamento che accompagnerà ogni primo numero dell’anno di Filmidee. Nella convinzione che sia necessario spingere il proprio sguardo oltre i limiti dell’asfittica distribuzione nazionale verso nuove pratiche cinematografiche, abbiamo incontrato alcuni tra i più promettenti giovani cineasti della scena internazionale: il filippino Raya Martin, l’inglese Ben Rivers e la coppia di documentaristi Martina Parenti e Massimo D’Anolfi.

Proprio il loro ultimo film, Il castello, premiato in numerosi festival internazionali e praticamente “invisibile” in Italia, ci ha permesso di trasformare la critica in pratica attiva: il 19 marzo saremo felici di accompagnarne l’uscita in sala a Milano (al Cinema Mexico, ore 21.30), festeggiando il primo anno di Filmidee insieme a tutti coloro che hanno reso possibile questa scommessa con il loro impegnato entusiasmo.

Daniela Persico / Alessandro Stellino