L'ESTATE DI GIACOMO
di Simone Moraldi
L’Italia, potenza provinciale dell’Europa, torna a esalare un cinema europeo, vivo, grazie al film di un esordiente in grado di assumersi la responsabilità del proprio ruolo e della propria fantasia.
THIS MUST BE THE PLACE
di Gabriele Gimmelli
Il deludente blockbuster di Sorrentino, compendio esemplare di temi e stili del regista: un protagonista dal volto impassibile, elaborati movimenti di macchina, una fotografia curatissima e una colonna sonora studiatamente eclettica.
RED STATE
di Giona A. Nazzaro
Il nuovo film di Kevin Smith, considerato un po' pigramente come un regista di commedie, è un ottimo punto di partenza per ragionare su ciò che il cinema horror, statunitense e non, non è più in grado di fare.
A DANGEROUS METHOD
di Roberto Manassero
Il film in costume di Cronenberg non tratta solo della rivalità tra Jung e Freud: è anche un'opera brulicante, carica di energia trattenuta, un romanzo realista in bilico sull’abisso che apre alle oscurità delle mente.
MELANCHOLIA
di Lorenzo Rossi
Con la messa in scena di un matrimonio scellerato sul quale incombe un'imminente catastrofe, Von Trier ribadisce che i riti familiari non sono altro che simulacri delle certezze borghesi e come tali vanno distrutti.
DRIVE
di Emanuele Sacchi
Un riuscito omaggio al post-noir degli anni '70 ma, con buona pace degli agguerriti difensori, Refn deve ancora girare il film capace di sgombrare il campo dagli equivoci e mettere d'accordo i recalcitranti.
UNA SEPARAZIONE
di Francesco Boille
Arriva nelle sale italiane il film vincitore dell'orso d'oro all'ultimo Festival di Berlino. Un'opera kafkiana, tra le migliori del 2011, una narrazione forte in equilibrio tra allegoria e realismo di denuncia.
SHAME
di Pier Maria Bocchi
La degradante discesa agli inferi di un uomo ossessionato dal sesso. Un'opera che fatica a nascondere i propri intenti discutibilmente moralistici dietro la patina di uno stile elegante e ricercato.
LA PELLE CHE ABITO
di Francesca Monti
Il corpo come prigione dell’identità sessuale. Un tema che non nuovo per Almodóvar, questa volta declinato con distacco chirurgico a tinte dark e thriller, sfuggendo le calde forme avvolgenti del melodramma.
RUGGINE
di Alfonso Mastrantonio
L’abile lavoro su visi e corpi di non-professionisti e la vena per un’immagine spigolosa, evocativa e non conciliante del torinese Gaglianone facevano sperare per il meglio. Ma il risultato è un film squilibrato e imperfetto.
CARNAGE
di Gabriele Gimmelli
Polanski: non una prova d’autore ma la brillante messa in immagini di una pièce di grande successo. Dopo un decennio d'appannamento, il regista ritrova atmosfere a lui congeniali e un cast in stato di grazia.
L'ULTIMO TERRESTRE
di Francesco Boille
Il libero adattamento del graphic novel di Giacomo Monti Nessuno mi farà del male segna l'esordio (riuscito) dietro la macchina da presa di Gianni Pacinotti, detto Gipi, autore di fumetti e illustratore.
SUPER 8
di Pietro Liberati
Abrams ci dice che, se non siamo diventati troppo cinici, è ancora possibile cavalcare l’emozione e l’innocenza dell'infanzia, bilanciando il disincanto e i dollari di oggi con l’entusiasmo per l’impossibile che ci apparteneva ieri.
IO SONO LI
di Rinaldo Vignati
Film di atmosfere, di notevole (e non superficiale) bellezza figurativa, il promettente esordio nella finzione di Andrea Segre esplora luoghi e sentimenti con delicatezza e pudore, senza rinunciare allo sguardo documentario.
SUNSET LIMITED
di Andrea Fornasiero
Bianco e Nero, due protagonisti in una stanza. La sfida tra opposti con le armi del linguaggio diventa una carneficina nell'adattamento del romanzo di Cormac McCarthy girato da Tommy Lee Jones per HBO.