THE HOUSE IS BLACK
di Forough Farrokzhad (1962)
Forough Farrokhzad è stata la più importante poetessa persiana e una grande cineasta. Era fatta di magia, d'energia e soprattutto di coraggio. Conosceva l'orrore del mondo e la necessità della lotta (Chris Marker).
THE LEAD SHOES
di Sidney Peterson (1949)
L'opera del maggior regista surrealista americano. Incubo ipnotico e ossessivo di un parricidio e dei continui tentativi per cancellarlo. Immagini sconvolgenti di semplicità atavica (Amos Vogel).
MY NAME IS OONA
di Gunvor Nelson (1969)
Gunvor Nelson è la vera poetessa del cinema visuale. My Name Is Oona cattura gli attimi di consapevolezza di una bambina come in una fiaba fatta da immagini intensamente liriche e flash di percezioni (Amos Vogel).
FREE RADICALS
di Len Lye (1958)
Un ritratto simbolico dell'energia fondamentale: con esemplare economia, questo capolavoro di animazione crea un'astrazione che ha presagito la contemporanea visione cosmica (Amos Vogel).
OUTER SPACE
di Peter Tscherkassky (1999)
Nei film di Tscherkassky le riflessioni teoriche si fondono in una corrente di energia punk e anarchica. Ogni sembianza narrativa filmica viene sconvolta e dispersa in migliaia di frammenti di unicità cinematica (Rhys Graham).